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Contenuti empatici: come crearli con lo studio degli hashtag

Contenuti empatici: come crearli con lo studio degli hashtag

Creare contenuti empatici è imprescindibile per poter entrare in stretta connessione con il nostro target (e quindi indurlo a convertire), ma come si crea questa empatia? Vediamo in concreto come lo studio degli hashtag di Instagram possa aiutarci a creare dei contenuti empatici.

Che cosa si intende per empatia?

Essere empatici, entrare in empatia significa mettersi nei panni dell’altro, percepcependone le emozioni, ma anche i desideri e i bisogni. Nel caso del digital marketing entrare in empatia significa percepire le necessità del target o del potenziale cliente, in modo da poter adeguare la comunicazione perchè possa essere totalmente rispondente alle necessità del nostro target di riferimento.

E come si può riuscire ad entrare in empatia con il nostro target? Creando contenuti empatici.

Contenuto empatico: che cos’è?

Un contenuto può essere empatico in qualunque forma si presenti, l’obiettivo rimane sempre quello di soddisfare bisogni, desideri, necessità, risolvere problemi del nostro target sia che si tratti di immagini, di test o di video.

Per essere empatico il contenuto deve necessariamente essere utile, facilmente fruibile, rilevante e pertinente senza per forza essere autoreferenziale per il nostro brand.

Questa cosa del contenuto utile e non autoreferenziale è una delle cose più difficili da trasmettere ai clienti: negli anni di attività di consulenza, mi sono resa conto che diventare empatici invece di incentrare la comunicazione sul prodotto è l’ostacolo più grande. È difficile per un cliente capire che si può vendere anche senza nominare o mostrare per forza il proprio prodotto o il proprio brand. E se diversi anni fa questo era comunque un principio del marketing, solo negli ultimi anni ha preso piede la definizione di marketing empatico.

Un contenuto empatico riesce a diventare familiare all’utente in modo semplice e per questo conquista la sua fiducia e insieme al contenuto conquista fiducia anche il nostro brand, in modo che, passo dopo passo, si riesca a portare quell’utente a progredire in modo naturale verso la conversione in quel percorso che siamo soliti chiamare funnel.

Per poter creare un contenuto empatico che possa portare il nostro utente alla conversione, e quindi che possa creare fiducia, la cosa più importante da fare è analizzare il nostro target acquisito o potenziale: capire a chi ci stiamo rivolgendo e come possiamo risolvere i loro problemi.

L’obbiettivo fondamentale è quello di capire chi siamo, cosa rappresenta il nostro brand e a chi può essere destinato, perché non è più una novità: il nostro brand non è per tutti.

Perché è importante produrre contenuti empatici?

Risposta facile, lo abbiamo già detto poco sopra: la creazione di contenuti empatici di aiuta ad acquisire fiducia nei confronti del nostro target, che in questo modo non si sentirà spinto ed obbligato a compiere l’azione del “comprare”, ma sarà portato a finalizzare l’acquisto proprio perché si fida di noi e del nostro brand.

A questo punto forse a qualcuno sorgerà spontanea la domanda: ma come mai dobbiamo produrre dei contenuti per entrare in empatia? Come mai proprio i contenuti fanno in modo che il nostro target si fidi della soluzione che gli stiamo proponendo e ci percepisca come fonte di informazione affidabile e pertinente?

I contenuti in qualunque formato, producono proprio questo risultato: l’informazione che noi stiamo dando con il nostro contenuto in modo emozionale e in modo razionale ci fa percepire competentisolidi, capaci e degni di fiducia, anche perché nel momento in cui il target entra in contatto con il nostro contenuto non si sente oppresso da una voce urlante che lo vuole costringere a comprare. Semplicemente ritiene che il contenunto che ha fruito possa essere utile e quindi che il brand che ha prodotto il contenuto sia meritevole di fiducia.

Diciamocelo: l’acquisto degli spazi pubblicitari fini a loro stessi non è più il modo migliore per vendere, le persone sono diventata informate, selettive, esigenti, preparate, smaliziate e ogni giorno si confrontano con nuovi stimoli che rubano l’attenzione del potenziale cliente

È proprio per questo che si creano contenuti: per attirare l’attenzione delle persone, per fare capire loro che siamo in grado di risolvere il loro problema, per mostrare, ancora prima dell’acquisto, il risultato che possono ottenere, i benefici e il cambiamento positivo che l’acquisto gli porterà.

Ora che avrai sicuramente capito che l’obiettivo dei nostri contenuti è quello di stimolareinformareportare benefici arriva la parte più difficile: creare contenuti che siano davvero empatici, che ci facciano acquisire fiducia.

Come si fa? Si ascolta la rete. L’ascolto è alla base della comunicazione, di qualsiasi tipo di comunicazione.

Facciamo un esempio molto semplice: un bambino appena nato non riesce a comunicare o perlomeno non potrà farlo in modo comprensibile fintanto che non riuscirà ad esprimere le sue prime parole.

E come imparara a comunicare verbalmente? Ascoltando le parole che provengono dal suo ambiente, imparerà nomi, termini e anche le inflessioni dialettali, le parole familiari. Ascoltando il mondo intorno a sè, imparerà a comunicare esattamente come il suo mondo comunica con lui.

La stessa identica cosa che dobbiamo fare noi con il nostro target.

Come creare contenuti empatici?

Nel corso di questi anni di lavoro nell’ambito del digital marketing, una delle cose che più spesso mi è capitato di sentire è stata una frase che più o meno recita così: “immagina chi possa essere il tuo target e quali possano essere i suoi desideri”.

In realtà nella creazione di un contenuto che abbia come scopo quello di acquisire fiducia e portare l’utente alla conversione c’è ben poca immaginazione. Il processo di creazione è in realtà un processo che parte da una solida e strutturata base analitica che deriva da una ricerca di mercato, di ascolto della rete, di ricerca delle tracce che gli utenti seminano nell’internet ogni qualvolta accendono un PC o prendono in mano il proprio cellulare.

L’iperconnessione delle persone va a diretto vantaggio delle nostre indagini e delle nostre ricerche finalizzate alla creazione di un contenuto tramite il quale le persone possano identificarsi

Le tracce e i segnali che gli utenti lasciano nella rete sono dati analitici che possiamo analizzare.

Ce ne sono di tantissimi tipi e ci sono tantissimi tool che possiamo utilizzare per analizzare il nostro target e imparare a conoscerlo, alcuni a pagamento e altri gratuiti, ma tra tutti oggi parliamo di come analizzare il target attraverso gli hashtag di Instagram.

Gli hashtag sono micro dati, piccole tracce le che persone abbinano ai loro contenuti e che ci danno tantissime informazioni.

Comunicare con empatia: gli hashtag raccontano la vita delle persone

Gli hashtag sono una fonte importantissima di dati: dagli hashtag possiamo costruire perfettamente l’identità di un target ben preciso, di una categoria

Ti faccio un esempio pratico dello studio degli hashtag: durante la ricerca e lo studio per la stesura della strategia digitale di un ottico, è uscito una hashtag molto utilizzato: #quattrocchi

È un hashtag che raccoglie più di 54.000 contenuti prodotti. Tra i contenuti che vengono condivisi utilizzando l’hashtag #quattrocchi si può cogliere come il significato che le persone attribuiscono all’aggettivo “quattrocchi” non sia in accezione negativa.

Se hai portato gli occhiali da bambino, sono sicura che ricorderai quando i tuoi amichetti per denigrarti e offenderti ti chiamavano ” quattrocchi”.

Studiando invece i contenuti abbinati all’hashtag notiamo che l’accezzione offensiva (che ci perseguitava da bambini) non è quasi mai considerata, che spesso chi usa questo hashtag è sorridente e fiero di indossare gli occhiali, che spesso identifica un mood tenero e a volte divertente, ma soprattutto caratterizza una vera e propria categoria di persone che si rivedono nella stessa caratteristica.

Studiando i contenuti che sono identificati da #quattrocchi siamo riusciti a dare un volto, un’età, scoprire gli interessi, capire il modo di portare gli occhiali di ciascuno, siamo riusciti a capire che creare contenuti che utilizzando l’espressione #quattrocchi non è affatto offensivo ma che anzi si possono creare contenuti che ironizzino sulla condizione di chi porta gli occhiali.

Seguendo gli hashtag possiamo anche risalire agli influencer che portano gli occhiali, e possiamo leggere le domande ei commenti che vengono loro rivolti sotto il post: trovare la risposta a quei commenti o domande è il modo migliore per poter creare contenuti che siano davvero efficaci, risolutivi e utili.

Ma spingiamoci oltre e dall’hashtag che, in questo caso, ha funzionato come un grande cassetto dove sono raccolti i contenuti creati dagli utenti, cerchiamo di andare a rubare lo stesso tipo di linguaggio, le parole:

  • ci sono parole o frasi che sono ricorrenti?
  • ci sono tipologie di foto che si ripetono?
  • c’è un range di età che maggiormente pubblica utilizzando l’hashtag #quattrocchi?
  • Sono più uomini o più donne?

Segnamoci tutte queste informazioni e usiamole per scrivere il nostro copy empatico per creare qualsiasi tipologia di contenuto che rappresenti e identifichi lo specifico target di cui vogliamo andare ad acquisire la fiducia.

Creare contenuti empatici significa mettere al centro le persone invece che il prodotto e far capire all’utente che gli stai dando attenzione: è il modo migliore per acquisire la sua fiducia.

E gli hashtag sono uno strumento immediatamente disponibile e facilmente accessibile per poter iniziare a creare contenuti empatici

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